Facciamo Luce Sulle Torce

Mi sono perso la torcia sub, colpa del perenne disordine mentale in cui vivo, e ho deciso di ricomprarla. “Ora è facile, c’è Internet, mi collego cinque minuti e vedrai se non trovo la lampada migliore al minor prezzo…”- Ma quando mai! Anche paragonare strumenti apparentemente semplici come una torcia può risultare un bel casino dato che i produttori per caratterizzare il proprio prodotto ricorrono spesso a numeri più o meno chiari il cui significato potrebbe anche fuorviare un consumatore distratto.
Premettendo che non basta che una torcia abbia una buona illuminazione e che occorre considerare anche molti altri parametri, come l’ingombro, l’autonomia, il tipo di pile che usa, il tipo di interruttore (magnetico, meccanico, a ghiera) e, soprattutto, il costo, lo scopo di questo articolo è di fare po’ di luce (scusate il gioco di parole) sulla caratteristica principale di una torcia subacquea, che è, appunto, la capacità di illuminare cercando di fornire una chiave di lettura utile per interpretare i numeri con i quali va di moda illustrare i pregi delle torce subacquee.

“Quanta luce fa’ una torcia”? Già, questa sembra la domanda fondamentale, ma come si misura la luce?

Se volete sapere quanto è illuminato un oggetto, l’unità di misura che fa per voi è il LUX, unità di misura del “flusso luminoso incidente per unità di superficie”.

Per darvi un’idea, l’illuminazione della luna piena sulla terra arriva a circa 1 lux; in caso di giornata nuvolosa l’illuminazione del sole arriva sulla terra a circa 1000 lux; all’ora di pranzo, in estate, si possono passare i 150.000 lux.
Molti produttori usano i Lux per quantificare la capacità di illuminare delle loro lampade, lasciando intendere che il pesce in tana sarà illuminato, ad esempio, a 5000 lux (mica male, molto meglio che in una giornata nuvolosa…), ma tralasciando una indicazione importante, ovvero “a che distanza dalla torcia si ha quella illuminazione?”

E’ intuitivo che l’illuminazione di un oggetto dipende fortemente dalla distanza dalla lampadina. Se raddoppiate la distanza, l’illuminazione diventa meno di un quarto di quella di partenza! Facendo un pò di raffronti, mi sono convinto che i Lux dichiarati dalle case siano quelli “subito dopo il vetro”, ovvero a pochi centimetri dalla lampadina, e basta modificare di poco la distanza in questione (non dichiarata mai nelle specifiche) per cambiare di molto il numero di Lux.
Sarò io che non capisco, ma mi sembra un sistema poco trasparente nei confronti degli acquirenti…

Se volete invece caratterizzare la quantità di luce emessa da una torcia è più indicato ragionare in termini di “Flusso Luminoso”, usando la relativa unità di misura: il Lumen.

Più lumen, più luce emessa, facile, no? Il numero di Lumen identifica la quantità di luce che la lampadina della torcia è in grado di emettere in assoluto. Il numero di Lux indica quanta di quella luce raggiunge il pesce ad una data distanza (che però spesso non viene specificata).

Occhio, però, che i Lumen rappresentano una caratteristica della “lampadina”, non della torcia completa. Una torcia contiene tra l’altro uno specchio parabolico che serve a concentrare in misura più o meno importante il fascio luminoso in una direzione, influenzandone significativamente il comportemento!

Facciamo un esempio: prendiamo due torce, entrambe da 240 lumen, a 3 metri da un pesce. La prima torcia ha un fascio molto stretto, diciamo circa 10°. Il pesce verrà illuminato con circa 1000 lux (abbiamo detto, l’equivalente di una giornata nuvolosa). La seconda torcia ha invece un fascio molto più ampio, diciamo circa 40°. In questo caso, a parità di lumen totali e a parità di distanza, il pesce riceverà solo 70 Lux: quasi come la luce della luna piena!
Volendo rigirare il ragionamento, si può dire che a parità di lumen, una torcia con un’apertura del fascio di 10° a 3 metri illumina come una con il fascio di 40° a 75cm! Ovvero, una torcia con il fascio più stretto ha una penetrazione (capacità di illuminare pesci lontani) molto maggiore di una con il fascio più largo. Oltre tutto i numeri che ho fornito sono validi in aria; sott’acqua la perdita di luminosità sarebbe ancora più evidente!


Chi volesse fare un po’ di esperimenti con lux, lumen e aperture può visitare la pagina web all’indirizzo www.energysavinglamps.info/photometry_applet.html, dove è possibile graficamente e con dei controlli interattivi, verificare come variando una delle grandezze di cui abbiamo parlato (Lux, Lumen, distanza, apertura del fascio) si modificano le altre.

Infine, ho notato che spesso viene riportato anche il colore della luce emessa dalla torcia. Per fare questo si usa indicarne la “temperatura” nella cosiddetta scala Kelvin: a temperature “basse” (2000 °K) corrispondono luci rossastre (ad esempio la fiamma di una candela), e con il crescere della temperatura si va a luci “bianche” e poi “blu”; nella tabella qui sotto (presa da www.scubaportal.it) sono riportate le temperature colore dei principali tipi di sorgenti luminose.

SORGENTE – TEMPERATURA in °K
Candela: 1.930
Alba / Tramonto: 2.000 – 3.000
Lampada al tungsteno: 3.000
Lampada alogena: 3.200 – 3.400
Lampada fluorescente (NEON): 3.200 – 5.000
Sole a mezzogiorno: 5.000 – 5.600
Lampada ad arco (HMI): 5.600 – 6.000
Cielo nuvoloso: 6.800 – 7.500

Mentre per un fotosub potrebbe essere quindi consigliata una sorgente intorno ai 5000 °K, che restituisce una colorazione simile a quella del sole, se la torcia deve essere “penetrante” per illuminare i pesci in tana è meglio che abbia una frequenza più vicina possibile a quella del blu (dai 6000 °K ai 6500 °K), che sappiamo essere il colore che per ultimo viene assorbito in mare.