Trigone

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    Ste
    Amministratore del forum

    Ringrazio Icaro per la realizzazione!

    La famiglia Dasyatidae comprende 76 specie di pesci d’acqua salata e d’acqua dolce comunemente conosciuti come pastinache o trigoni.

    Classificazione scientifica:

    Dominio: Eukaryota
    Regno: Animalia
    Sottoregno: Eumetazoa
    Ramo: Bilateria
    Superphylum: Deuterostomia
    Phylum: Chordata
    Subphylum: Vertebrata
    Infraphylum: Gnathostomata
    Superclasse: Ittiopsidi
    Classe: Chondrichthyes
    Sottoclasse: Elasmobranchii
    Superordine: Euselachii
    Ordine: Rajiformes
    Famiglia: Dasyatidae

    Distribuzione e habitat
    Comuni in tutto il Mediterraneo e in tutte le acque temperate e tropicali del mondo.

    Descrizione
    Sono caratterizzati dal corpo piatto romboidale, con colori che variano dal grigio, verde oliva, marroncino, possiede grandi pinne pettorali a forma di ali, coda sottile e lunga, occhi posti sul dorso, bocca ventrale. Si differenziano dalle innocue “cugine” razze della famiglia rajidae per la presenza dell’aculeo velenoso sulla coda, il quale produce l’ittioacantossina e provoca effetti simili alla cancrena e al tetano. Gli esemplari più grandi (appartenenti alla specie Himantura chaophraya) possono raggiungere 4,60 metri di lunghezza e 1,90 metri di larghezza. Sono dotati di un aculeo, posto all’incirca al centro della coda, che in base alle necessità  possono utilizzare come strumento sia di difesa che di offesa.

    Pericoli
    Negli esemplari di maggiori dimensioni, l’aculeo può arrivare fino a 35-40 centimetri di lunghezza, ha un profilo dentellato ed è rivestito da una guaina epiteliale. Il profilo dentellato fa in modo che penetri nei tessuti molto facilmente e che però non esca altrettanto facilmente, in quanto ogni dentino funge da ardiglione. Alla radice dell’aculeo si trovano due ghiandole velenifere che secernono una sostanza composta dagli enzimi 5-nucleotidasi e fosfodiesterasi, che distruggono le cellule, e da serotonina, che provoca contrazioni muscolari. L’azione di tale cocktail è necrotizzante e a questo si unisce la possibilità  di infezioni batteriche anche gravi. Tentare di rimuovere l’aculeo, significa aumentare il danno della ferita, e aumentare la possibilità  di infezione e dovuta sia all’aculeo stesso che all’itioacantossina. Nel caso di puntura di un esemplare di grosse dimensioni, è consigliabile non rimuovere l’aculeo e toccarlo il meno possibile, nel caso invece di puntura da parte di un esemplare di piccole dimensioni, o nel caso in cui l’aculeo penetri poco e dove non ci sono organi, tendini, arterie principali, si può provare a rimuoverlo avendo cura di estrarlo lungo lo stesso asse di ingresso, e avendo cura di non fletterlo, in quanto si rischierebbe di spezzarlo ulteriormente. Come detto in precedenza, è comunque generalmente consigliabile NON rimuovere l’aculeo, in quanto aumenta il danno della ferita con lo sfregamento dei dentini, e c’è il rischio di complicazioni, come lacerazione dei tendini qualora i dentini ci sfreghino contro, oppure nel caso in cui sfortunatamente si recida un’arteria, l’aculeo con la sua posizione, occlude la stessa rallentando l’emorragia.
    A seconda della zona colpita dall’aculeo, il decorso può arrivare ad essere mortale (si veda l’esempio del conduttore televisivo Steve Irwin, morto in Australia in seguito a un colpo ricevuto da un trigone il 4 settembre 2006). L’aculeo generalmente si spezza e rimane nella ferita: per l’animale non è un grave danno, poiché ricresce con una velocità  di circa 1-1,5 centimetri al mese.

    Pesca
    Viene pescata in molti modi, tra cui in apnea con la tecnica della caduta. Si può incontrare in acque salate, salmastre e dolci, da pochi metri di profondità  in cui stanno gli esemplari più giovani fino a diverse decine di metri in cui vivono gli esemplari adulti. Predilige fondali sabbiosi e fangosi, ma anche misti con rocce e poseidonia, in cui giace nascosta, insabbiandosi o sprofondando tra le alghe morte. Solitamente non è aggressiva, e se minacciata preferisce scappare, ma in caso di bisogno sa bene come difendersi. La cattura di questo genere di prede comporta sempre un rischio e una grossa difficoltà , dovuta non di certo al colpire il pesce, ma dovuta alla mole e alla forza del pesce, e quindi al controllarlo in tutta sicurezza, non dimenticando nemmeno per un secondo dell’aculeo di cui dispone da cui bisogna sempre stare a debita distanza.

    Cucina
    Gli esemplari nei nostri mari, hanno carni commestibili non particolarmente pregiate, e alla stregua dei gattucci, la loro carne è utilizzata nella ricetta della burrida. Si può comunque cucinare in tutti i modi, e dopo la cattura di un esemplare ci si può sbizzarrire a tavola senza limiti alla propria fantasia.

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